Tax Control Framework: uno strumento per valutare l’affidabilità dei fornitori

19 Marzo 2025
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I controlli interni rappresentano una garanzia per le imprese contro i rischi di coinvolgimento in operazioni illecite. Implementare un sistema di verifiche adeguato, come il Tax Control Framework, significa non solo tutelarsi, ma anche dimostrare l’adozione di misure preventive efficaci.

Perché il controllo del rischio fiscale è importante

Gestire il rischio fiscale è una sfida che riguarda tutte le imprese, indipendentemente dalle loro dimensioni o settore di attività. Un sistema di rilevazione e gestione dei rischi fiscali, se ben strutturato, consente non solo di prevenire violazioni tributarie, ma anche di intercettare comportamenti potenzialmente fraudolenti prima che possano arrecare danni economici e reputazionali.

Un approccio integrato al controllo del rischio fiscale si basa sulla collaborazione tra diverse figure professionali. Tra queste, il responsabile del rischio (risk owner), il manager fiscale (tax risk manager) e il dirigente preposto, ciascuno dei quali contribuisce con competenze specifiche. Questo lavoro di squadra, se coordinato in modo efficace, migliora la prevenzione di irregolarità e ottimizza l’efficienza operativa dell’impresa.

Il Tax Control Framework come strumento di prevenzione

Un ruolo centrale nella gestione del rischio fiscale è svolto dal Tax Control Framework (TCF). Si tratta di un sistema che identifica i rischi fiscali legati ai processi aziendali e prevede l’implementazione di controlli adeguati per mitigarli.

Grazie a questo strumento, le aziende possono evitare controversie giuridiche legate alla mancata diligenza nei rapporti con i fornitori. La giurisprudenza sottolinea spesso l’importanza di dimostrare buona fede e diligenza nell’instaurare relazioni commerciali, soprattutto in settori a rischio come quello della fornitura di beni e servizi.

Il TCF non è solo un sistema di controllo, ma anche un mezzo per generare valore all’interno dell’impresa, migliorando i processi decisionali e riducendo i rischi di errori o omissioni nelle operazioni fiscali.

Esempi di rischi fiscali e contestazioni comuni

Uno degli scenari più comuni in cui le imprese possono trovarsi coinvolte riguarda le operazioni con fornitori cosiddetti “fittizi” o inesistenti. Questi casi prevedono che le operazioni di acquisto siano documentate ma in realtà effettuate da soggetti diversi da quelli indicati.

In situazioni simili, spetta all’amministrazione finanziaria dimostrare che l’impresa fosse consapevole della frode o che avrebbe potuto esserlo, con un adeguato livello di ordinaria diligenza. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che l’onere della prova grava anche sull’impresa. Essa deve dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie per prevenire il coinvolgimento in operazioni fraudolente, attraverso controlli specifici e procedure di verifica.

I controlli richiesti dalla normativa

La giurisprudenza stabilisce che le imprese debbano verificare l’affidabilità dei propri fornitori, analizzando eventuali indicatori di anomalia che potrebbero suggerire irregolarità fiscali. Tra questi indicatori rientrano, ad esempio, incongruenze nei dati forniti dal fornitore, documentazione incompleta o attività economiche non in linea con le dimensioni aziendali dichiarate.

L’assenza di questi controlli può comportare la perdita del diritto alla detrazione dell’IVA sugli acquisti, un rischio che le imprese non possono permettersi di correre.

La struttura del Tax Control Framework

Il Tax Control Framework si basa su una mappatura dei rischi fiscali e dei relativi controlli. Tra i rischi standard individuati dalle linee guida dell’Agenzia delle Entrate rientrano:

  • La registrazione di fatture passive per operazioni inesistenti o simulate;
  • La mancata corrispondenza tra i beni acquistati e quelli dichiarati;
  • La gestione di transazioni con fornitori con scarsa trasparenza operativa.

Per ogni rischio identificato, il TCF prevede l’adozione di politiche aziendali specifiche, integrate con il modello organizzativo 231, che definiscono i controlli da effettuare e le modalità di archiviazione della documentazione.

Procedure di verifica dei fornitori

I controlli sui fornitori, fondamentali per ridurre il rischio di contestazioni, includono:

  1. Screening iniziale: un’analisi preliminare volta a verificare l’esistenza del fornitore e la sua reputazione sul mercato.
  2. Raccolta di documentazione: tra i documenti richiesti figurano visure camerali, bilanci e report da banche dati come Cerved o Crif.
  3. Compilazione di schede di valutazione: queste analizzano diversi aspetti del fornitore, tra cui la solidità finanziaria, la reputazione e le capacità operative.
  4. Procedure di archiviazione: tutti i controlli effettuati devono essere documentati e conservati per garantire la tracciabilità e la trasparenza.

Vantaggi del Tax Control Framework

Adottare un Tax Control Framework porta diversi benefici:

  • Riduzione del rischio: l’impresa si tutela contro potenziali sanzioni derivanti da irregolarità fiscali.
  • Miglioramento dell’efficienza operativa: i processi interni diventano più fluidi e meglio organizzati.
  • Rafforzamento della reputazione aziendale: un’azienda che dimostra di adottare procedure rigorose e trasparenti acquisisce maggiore credibilità sul mercato.

In conclusione, il Tax Control Framework rappresenta uno strumento indispensabile per qualsiasi impresa che voglia gestire in modo responsabile i propri rischi fiscali. Non si tratta solo di prevenire problemi, ma di adottare un approccio proattivo che generi valore e migliori la competitività dell’azienda.

Investire in un sistema di controllo integrato significa proteggere il futuro dell’impresa, costruendo una solida base di trasparenza e affidabilità nelle relazioni commerciali. Il Tax Control Framework trova la sua connotazione anche nella predisposizione e nell’implementazione del modello organizzativo 231 quale importante presidio per la mitigazione del rischio connesso all’area fiscale della società.

Per ulteriori informazioni riguardo l’applicazione della normativa relativa al modello organizzativo 231, rivolgiti a Bottari & Associati. Contattaci per maggiori informazioni o per una consulenza.