Private equity e PMI: come funziona e la differenza di approccio con le PMI

10 Febbraio 2026
private equity e PMI

Negli ultimi anni, nel panorama delle operazioni di M&A, la collaborazione il rapporto tra fondi di private equity e PMI italiane è diventato sempre più frequente. Tuttavia, per il buon esito della partnership è necessario ci sia equilibrio, chiarezza e un lavoro culturale importante.

Le divergenze di linguaggio, priorità e metodo possono infatti rallentare o compromettere la costruzione di un’alleanza stabile. Se gestite correttamente, però, queste differenze possono trasformarsi in un punto di forza e in un acceleratore di crescita.

Che cos’è il private equity?

Con l’espressione private equity si identifica l’attività di investimento nel capitale di società (non start up e non quotate), effettuata da investitori professionali, che individuano nelle aziende già ad un discreto livello di maturazione il loro target ideale.

In termini pratici, il fondo acquisisce una partecipazione con l’obiettivo di incrementarne il valore apportando finanza e capacità manageriali per realizzare, in un secondo momento, un’uscita remunerativa dall’investimento.

Come si sviluppa un’operazione di private equity

Un percorso tipico può essere suddiviso in quattro fasi.

1) Raccolta dei capitali

La prima fase riguarda la raccolta delle risorse necessarie per finanziare gli investimenti.
Il fondo deve attrarre investitori e presentare loro strategia, criteri di selezione delle aziende target, obiettivi e politiche di gestione del rischio.

La complessità di questa fase varia in base al tipo di investitori coinvolti, ma richiede sempre trasparenza e un’impostazione strutturata.

2) Selezione e investimento

Una volta raccolti i capitali, il fondo individua le imprese su cui investire. Le principali tipologie di intervento possono includere:

  • Early stage ed espansione: supporto alla crescita di in fase di sviluppo, anche con affiancamento manageriale;
  • Replacement e buy-out: acquisizione di quote di soci uscenti o cambiamento dell’assetto di controllo, con finalità di consolidamento e creazione di valore;
  • Turnaround: operazioni orientate al rilancio di imprese in difficoltà, attraverso ristrutturazioni anche profonde.

3) Gestione e valorizzazione

Il private equity opera normalmente con una logica di valorizzazione finalizzata all’uscita.
L’intervallo tra ingresso e dismissione è spesso compreso tra tre e sette anni: in questo periodo il fondo lavora per rafforzare l’organizzazione, aumentare la redditività e rendere l’impresa più competitiva.

4) Exit e disinvestimento

L’operazione si conclude con la vendita della partecipazione nella società target.
Il successo dell’investimento dipende dalla capacità di ottenere un ritorno economico superiore al capitale impiegato, grazie all’incremento del valore dell’impresa.

Private equity e PMI: due modi diversi di guardare alla crescita

L’obiettivo di fondo, in teoria, è comune: far crescere l’impresa.
Ciò che cambia, spesso in modo radicale, è la prospettiva con cui questo obiettivo viene interpretato.

Il fondo ragiona con un orizzonte temporale definito, legato a parametri di rendimento e a metriche economico-finanziarie. L’imprenditore, invece, tende a privilegiare continuità, autonomia e identità aziendale.

Per il fondo sono centrali indicatori come:

  • EBITDA
  • marginalità
  • multipli di mercato
  • capacità di generare cassa

Per l’imprenditore contano anche elementi meno misurabili ma determinanti:

  • persone e cultura interna
  • reputazione costruita nel tempo
  • storia dell’impresa e legame con il territorio

Questa distanza non è un problema in sé. Diventa critica quando non viene affrontata già nelle prime fasi di confronto.

Il punto più delicato: la distanza culturale

Nelle PMI italiane la proprietà coincide molto spesso con chi gestisce la società.
Questa caratteristica rappresenta in molti casi un vantaggio, perché consente rapidità decisionale e una forte coerenza strategica. Tuttavia, può diventare un limite quando l’azienda si apre a investitori esterni.

L’ingresso di un fondo comporta quasi sempre:

  • maggiore formalizzazione della governance
  • presenza di un consiglio o comitati strutturati
  • sistemi di reporting più rigorosi
  • procedure decisionali condivise

Per l’imprenditore questo può essere percepito come una riduzione della libertà gestionale. In realtà, nella maggior parte dei casi si tratta di un passaggio evolutivo: dalla leadership personale a una gestione più manageriale.

Se ben gestita, questa transizione permette all’impresa di crescere e attrarre risorse senza perdere la propria identità.

Le condizioni per una partnership efficace

Le operazioni di private equity che generano valore sono quelle in cui le parti riconoscono le reciproche competenze.

  • Il fondo porta capitale, metodo, esperienza in operazioni straordinarie e capacità di scalare il business.
  • L’imprenditore porta conoscenza del settore, visione industriale e relazione con il mercato.

Quando il private equity diventa davvero un alleato per le PMI

Il private equity può essere un acceleratore straordinario, ma non è uno strumento pensato per “riparare” aziende senza basi solide.

L’investimento tende a funzionare meglio quando la PMI:

  • ha un’organizzazione già strutturata (anche se migliorabile)
  • possiede un posizionamento chiaro
  • ha un progetto di sviluppo credibile
  • è pronta ad adottare processi più manageriali

In queste situazioni, il fondo può sostenere:

  • acquisizioni strategiche
  • espansione internazionale
  • crescita dimensionale
  • transizioni generazionali

Il punto chiave è che l’operazione non deve stravolgere la natura dell’impresa, ma renderla più competitiva in contesti complessi e dinamici.

La distanza tra private equity e PMI italiane non è un limite strutturale: è soprattutto una questione culturale.

Superarla significa costruire un dialogo basato su fiducia, trasparenza e obiettivi condivisi. Quando logica finanziaria e visione imprenditoriale riescono a convergere, il risultato non è soltanto una buona operazione di M&A, ma un vero progetto capace di generare valore nel tempo.

Per maggiori informazioni e consulenze su operazioni straordinarie di private equity, affidati a Bottari & Associati. Siamo operativi su tutto il territorio nazionale. Contattaci per un incontro.