Il credito design 2026 si conferma una leva fiscale a sostegno della competitività delle imprese italiane, in particolare per i settori ad alto contenuto creativo e progettuale.
Con la nuova Legge di Bilancio viene rafforzato e prorogato l’incentivo dedicato alle attività di design e ideazione estetica, che nel 2026 beneficia di condizioni decisamente più favorevoli.
Credito design 2026: cosa cambia rispetto al passato
La disciplina dei crediti per Ricerca e Sviluppo, Innovazione tecnologica e Design, introdotta dall’art. 1, commi 198–207, della Legge n. 160/2019 e successivamente modificata, prevedeva per il design un’aliquota del 5% sugli investimenti effettuati fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2025, con un tetto massimo annuale di 2 milioni di euro.
Con la proroga prevista dalla Legge n. 199/2025, il credito design 2026 presenta due rilevanti novità:
- Aliquota raddoppiata al 10% per gli investimenti effettuati nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025 (per i soggetti “solari”, anno 2026);
- Massimale invariato a 2 milioni di euro annui, da riproporzionare in caso di esercizio di durata inferiore o superiore a 12 mesi.
Si tratta di un potenziamento significativo, che rende l’agevolazione più incisiva in termini di recupero fiscale.
Utilizzo del credito design 2026: compensazione in un’unica quota
Oltre all’incremento dell’aliquota, il legislatore ha introdotto un’ulteriore semplificazione:
Il credito maturato nel 2026 potrà essere utilizzato in compensazione in un’unica soluzione annuale, superando il precedente meccanismo di ripartizione in tre quote di pari importo.
L’utilizzo resta subordinato:
- al rispetto degli obblighi di certificazione contabile;
- alle condizioni previste dal comma 204 dell’art. 1 della Legge n. 160/2019.
Regole da rispettare
Anche per il credito design 2026 trovano applicazione specifici vincoli normativi:
- Divieto di cessione o trasferimento nell’ambito del consolidato fiscale;
- Irrilevanza fiscale ai fini della determinazione del reddito d’impresa e della base imponibile IRAP;
- Cumulabilità con altre agevolazioni relative ai medesimi costi, purché il cumulo non superi l’ammontare complessivo dell’investimento sostenuto.
Resta inoltre confermata la cosiddetta regola della nettizzazione: la base di calcolo del credito deve essere determinata al netto di contributi, sovvenzioni o altri incentivi ricevuti sulle stesse spese.
Credito design 2026 e Patent Box
Un caso ricorrente riguarda la coesistenza con il regime opzionale Patent Box.
In tale ipotesi, l’impresa dovrà ridurre la base agevolabile del credito design dell’eventuale beneficio fiscale derivante dalla super deduzione del 110%, ai fini IRPEF/IRES e IRAP, evitando così una duplicazione del vantaggio.
Limite di spesa e adempimenti
La proroga del credito design 2026 è soggetta a un limite complessivo di spesa pari a 60 milioni di euro.
Per accedere all’agevolazione, le imprese dovranno:
- trasmettere una comunicazione telematica al MIMIT;
- indicare l’ammontare delle spese sostenute;
- dichiarare il credito maturato.
Modalità operative e termini saranno definiti con apposito decreto direttoriale.
L’incremento dell’aliquota al 10% e la possibilità di utilizzo in un’unica quota rendono il credito design 2026 uno strumento fiscale particolarmente interessante per le imprese che investono in:
- sviluppo di nuovi prodotti;
- rinnovamento estetico;
- progettazione industriale;
- valorizzazione dell’identità di marca.
In un contesto economico in cui il design costituisce un elemento distintivo della competitività aziendale, la proroga dell’agevolazione offre un’opportunità concreta di ottimizzazione del carico fiscale.
Una pianificazione tempestiva degli investimenti e un’analisi preventiva dei requisiti consentono di massimizzare il beneficio, evitando criticità in fase di fruizione del credito.
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