Patent Box nei contratti di co-sviluppo

patent box contratti di co-sviluppo

In tema di co-sviluppo di un bene immateriale è intervenuta l’Agenzia delle Entrate, con risposta all’istanza di interpello n. 120 del 24.04.2020, per chiarire il perimetro del reddito agevolabile ai fini del Patent Box e la partecipazione delle spese comuni alla determinazione della misura dell’agevolazione.

In particolare, si è soffermata sulla natura dei corrispettivi percepiti a titolo di rimborso dei costi di co-sviluppo quale contributo per la partecipazione al programma congiunto volto al sostenimento di R&S per i beni esistenti e per la creazione di eventuali beni immateriali futuri.

È una questione di estremo interesse per le imprese che decidono di collaborare ad un progetto comune in ambito R&S finalizzato allo sfruttamento di brevetti ed altri asset immateriali.

Situazione tipica nelle reti di imprese, e che anzi dovrebbe essere agevolata a livello governativo per far emergere con più efficacia le potenzialità delle imprese in questa fase di rilancio dell’economia.

Patent Box: il contratto“CoDevelopement and Licence Agreement”

Il caso in esame riguarda un contratto “CoDevelopement and Licence Agreement” , in virtù del quale la società A, titolare del brevetto, percepisce dalla società B somme di differente natura: per la licenza d’uso – certamente rientranti tra i proventi agevolabili secondo la disciplina del Patent Box – ed a titolo di rimborso dei costi del programma di co-sviluppo, per le quali l’Agenzia delle Entrate esclude espressamente la possibilità di beneficiare dell’agevolazione.

In più, i costi rimborsati non concorrono come “costi qualificati” ai fini della determinazione della misura dell’agevolazione (cd “nexus ratio”), poiché genererebbero indebiti benefici in capo alla società A in deroga al principio che le spese di R&S, per essere considerate agevolabili, devono restare in capo al soggetto che le sostiene.

 

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