La composizione negoziata della crisi d’impresa rappresenta uno degli strumenti principali messi a disposizione delle aziende in difficoltà per individuare un percorso di risanamento sostenibile e favorire il superamento della situazione di squilibrio economico-finanziario. All’interno di questo procedimento, la figura dell’esperto nella composizione negoziata assume un ruolo centrale: le sue valutazioni possono infatti incidere sulle decisioni del tribunale in merito alla concessione delle misure protettive e cautelari, all’autorizzazione di operazioni straordinarie e all’accesso a nuove forme di finanziamento.
Il parere dell’esperto non rappresenta quindi un semplice documento tecnico, ma uno degli elementi fondamentali su cui il giudice può basare le proprie decisioni. Proprio per questa ragione, la relazione deve essere costruita attraverso un’attenta analisi della situazione aziendale e deve poggiare su dati concreti, documentazione verificabile e valutazioni adeguatamente motivate.
Il ruolo dell’esperto nella composizione negoziata della crisi
L’esperto nella composizione negoziata ha il compito di valutare la concreta possibilità che l’impresa possa essere risanata, accompagnando le parti nella ricerca di una soluzione condivisa tra debitore e creditori.
Il suo intervento è particolarmente rilevante quando l’impresa richiede al tribunale:
- l’applicazione di misure protettive o cautelari;
- l’autorizzazione alla vendita o alla cessione dell’azienda o di rami aziendali;
- la possibilità di ottenere finanziamenti prededucibili o nuove risorse necessarie alla continuità aziendale.
In queste situazioni, il giudice deve poter contare su un quadro informativo completo e attendibile. Per questo motivo, il parere espresso dall’esperto deve essere frutto di un’attività istruttoria approfondita e non può limitarsi a considerazioni generiche o prive di riscontri oggettivi.
Le valutazioni dell’esperto incidono sulle decisioni del tribunale
Diverse pronunce dei tribunali hanno evidenziato il peso determinante della relazione dell’esperto nell’ambito della composizione negoziata.
Il Tribunale di Lecce, con ordinanza del 29 gennaio 2026, ha chiarito che, nella fase cautelare, il giudice non è chiamato a svolgere un esame estremamente approfondito del parere dell’esperto, riconoscendone quindi il valore nell’ambito della valutazione complessiva della situazione aziendale.
Anche il Tribunale di Milano ha sottolineato l’importanza della relazione dell’esperto, evidenziando che il giudice non può prescindere dalle sue valutazioni. In particolare, secondo l’ordinanza del 20 gennaio 2026, nella fase iniziale della procedura è sufficiente che l’esperto non escluda la possibilità di un recupero dell’equilibrio economico-finanziario dell’impresa.
Sempre il Tribunale di Milano, con ordinanza del 14 aprile 2025, ha inoltre stabilito che il giudizio dell’esperto costituisce un elemento determinante per l’accoglimento delle richieste di misure protettive e cautelari, salvo che emergano specifiche e rilevanti criticità.
Quando il parere dell’esperto può essere sufficiente
La documentazione prodotta dall’esperto può, in alcuni casi, rendere superflua la nomina di ulteriori figure di supporto da parte del tribunale.
Il Tribunale di Genova, con ordinanza del 19 settembre 2025, ha infatti ritenuto non necessaria la nomina di un ausiliario quando la relazione dell’esperto risulta supportata da una documentazione completa e adeguata.
In altre decisioni, diversi tribunali hanno addirittura richiamato direttamente il contenuto della relazione dell’esperto per motivare il proprio provvedimento. È il caso, ad esempio, dei Tribunali di Alessandria, Venezia, Vicenza, Verona e Udine, che hanno utilizzato il parere come elemento essenziale alla base della decisione.
Un parere negativo può compromettere l’accesso alle misure richieste
Se da un lato il parere positivo dell’esperto può favorire l’accoglimento delle richieste dell’impresa, dall’altro una valutazione negativa può avere conseguenze rilevanti.
Il Tribunale di Napoli, con ordinanza del 22 gennaio 2025, ha riconosciuto che le valutazioni dell’esperto possono costituire un elemento autonomamente sufficiente per orientare la decisione giudiziale.
Allo stesso modo, i Tribunali di Rovigo e Savona hanno stabilito che un giudizio negativo sulla possibilità di risanamento può determinare il rigetto delle domande presentate dall’impresa nell’ambito della composizione negoziata.
La relazione dell’esperto deve essere basata su dati verificabili
L’importanza attribuita al ruolo dell’esperto comporta anche una precisa responsabilità: il suo parere deve essere fondato su analisi concrete, approfondite e facilmente verificabili.
Il Tribunale di Milano, con ordinanza del 6 febbraio 2026, ha precisato che la valutazione dell’esperto non può essere meramente teorica o priva di adeguati elementi di supporto, ma deve derivare da un’attività di verifica effettiva della situazione aziendale. Lo stesso principio è stato richiamato anche dalla circolare 5/E/2026.
In precedenza, il Tribunale di Brescia aveva evidenziato come una relazione priva di autonome verifiche e di riscontri esterni sul piano di risanamento non fosse sufficiente a garantire un’adeguata valutazione.
Anche il Tribunale di Bologna, con decreto del 21 aprile 2026, ha sottolineato la necessità di un esame approfondito, concedendo alle parti un termine per presentare osservazioni sul parere dell’esperto prima di valutare l’eventuale nomina di un ausiliario.
Il controllo del giudice sulla relazione dell’esperto
La Corte di Cassazione ha recentemente ribadito che il controllo del tribunale sul lavoro dell’esperto non è solamente formale, ma riguarda anche la correttezza sostanziale delle valutazioni effettuate.
Secondo le ordinanze n. 623/2026 e n. 503/2026, il giudice può verificare la ragionevolezza, la completezza e l’attendibilità del giudizio espresso dall’esperto, attraverso un controllo ampio e approfondito.
Questo significa che la relazione dell’esperto deve rappresentare un documento realmente affidabile, capace di offrire una fotografia chiara della situazione dell’impresa e delle concrete possibilità di recupero.
Un esperto nella composizione negoziata deve possedere competenze economiche, finanziarie e giuridiche, oltre alla capacità di analizzare la situazione aziendale in modo indipendente e proporre soluzioni realistiche per il riequilibrio dell’impresa.
La qualità della relazione, infatti, può incidere direttamente sull’esito della procedura e sulla possibilità per l’azienda di ottenere le tutele necessarie per portare avanti un concreto progetto di risanamento.
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