Reati Tributari: recepimento della direttiva PIF, nuovo impatto sull’aggiornamento dei modelli organizzativi.

11 Settembre 2020
Riforma Reati tributari

La riforma dei reati tributari del 2019 ha esteso la responsabilità 231 anche all’ambito penal-tributario, ampliando il catalogo dei reati presupposto. Il primo effetto cogente per le imprese è la necessità di aggiornare i modelli organizzativi.

Lo scorso 14 luglio 2020, infatti, in attuazione della c.d. direttiva PIF – Direttiva UE 2017/1371 – è stato approvato il D.Lgs. 75/2020 che prevede, da un lato, l’introduzione dei nuovi reati presupposto ai fini del D.Lgs. 231/2001; dall’altro, una estensione del catalogo dei reati tributari introdotti a decorrere dal mese di dicembre 2019.

L’ampliamento del catalogo dei reati comprende le condotte di seguito indicate:

  • frode nelle pubbliche forniture (articolo 356 c.p.);
  • frode ai danni del Fondo europeo agricolo di garanzia e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (articolo 2 L. 898/1986);
  • peculato (articolo 314, c. 1 c.p e 316 c.p..)
  • abuso d’ufficio (articolo 323 c.p.);
  • contrabbando; ( di cui al DPR 43/1973)

 

Le novità più significative in merito ai reati tributari, sono riconducibili all’art. 25-quinquiesdecies del D.Lgs. 231/2001.

Nello specifico, sono stati inseriti i reati di dichiarazione infedele, omessa dichiarazione e compensazione indebita ex artt. 4, 5 e 10-quater D.Lgs. 74/2000, se la frode IVA ha carattere transazionale e l’evasione non è inferiore a 10 milioni di euro.

Si segnala inoltre, l’ulteriore novità prevista nell’articolo 6 del D.lgs 74/2000 (Reati Tributari), la quale, differentemente dal passato, prevede di punire anche le ipotesi di delitto tentato e non consumato, con riferimento ai reati di dichiarazione fraudolenta mediate utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e dichiarazione infedele che “sono compiuti anche nel territorio di altro Stato membro dell’Unione europea, al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto per un valore complessivo non inferiore a dieci milioni di euro”.

Le continue variazioni del catalogo dei “reati 231” hanno l’effetto di aumentare il rischio per le imprese di commettere uno dei reati previsti e conseguentemente incorrere in ipotesi di responsabilità amministrativa, con tutte le conseguenze negative che ne deriverebbero anche in termini di immagine aziendale.

Si rende, dunque, sempre più necessario effettuare un’attività di risk assessment per stabilire la rilevanza dei nuovi reati per l’ente al fine di valutare il tempestivo aggiornamento oppure l’implementazione dei Modelli organizzativi.

 

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